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Archivio di novembre, 2009

DERIVATI TRUFFA

30 novembre 2009 by raf

Ci vuole la consueta faccia di bronzo di un banchiere,come quella di Guido Rosa, presidente dell’Aibe (l’associazione delle banche estere in Italia), a difendere la “trasparenza e correttezza” degli istituti di credito stranieri, al centro di sacrosante polemiche e di vasti contenziosi giudiziari,sia in sede civile che penale, sulla vendita di derivati a privati ed enti locali.
Solo pochi giorni fa, Alfredo Robledo, PM della Procura di Milano, ha chiesto il rinvio a giudizio
con l’accusa di truffa aggravata di 13 persone e di quattro banche (si tratta di 11 funzionari bancari appartenenti a Deutsche Bank, Ubs, JP Morgan e Depfa Bank),per aver fatto guadagnare illecitamente alle banche dall’emissione dei derivati circa 100 milioni ai danni del Comune) a conclusione dell’inchiesta su gravissime irregolarità nell’emissione di un bond da un miliardo e 685 milioni di euro sottoscritto dal Comune di Milano dal 2005 al 2007.
I funzionari delle quattro banche coinvolte nell’inchiesta, assieme a Giorgio Porta, ex direttore generale del Comune di Milano, e a Mauro Mauri, esperto incaricato della ristrutturazione del debito comunale, avrebbero truffato «dolosamente» l’amministrazione comunale,per 100 milioni di euro ed aver certificato «falsamente» la «sussistenza delle condizioni di convenienza economica per l’Ente territoriale», allo scopo di arrivare all’emissione obbligazionaria, invece di suggerire la «rinegoziazione dei mutui» stipulati dal Comune, causando così «passività» per l’amministrazione. Il Comune infatti, secondo l’accusa, si ritrovò in mano uno strumento finanziario del valore negativo di 300 milioni di euro.
Dall’indagine conoscitiva della Commissione Finanze del Senato, risulta inoltre che le banche estere hanno appioppato prodotti derivati per un controvalore di oltre il 60 per cento dei circa 40 miliardi di euro piazzati disinvoltamente agli Enti locali,le cui finalità truffaldine sono oggetto di un robusto contenzioso giudiziario,sia in sede civile che penale.
La reticenza dei banchieri auditi dalla commissione parlamentare del Senato, i quali o assolvono alcuni manager intenti alla truffa perché inchiodati dalle intercettazioni telefoniche come quelli di Unicredit a dimostrazione di alte coperture e di una ben precisa linea fraudolenta calata dall’alto,oppure che dipingono un Eden di correttezza e trasparenza,come i dirigenti di BNL-Paribas, non aiutano le banche ad uscire dai rischi legali assunti,tantomeno da rischi reputazionali poiché i cittadini,consumatori, risparmiatori,PMI ed Enti locali,non sono più disponibili a bersi le frottole dei banchieri e della loro presunta trasparenza,lontani da quel richiamo alla correttezza dei comportamenti e alla necessità di un’accurata valutazione dei rischi, nonché di monitoraggio del fenomeno, anche attraverso accertamenti ispettivi mirati.
Adusbef e Federconsumatori continuano a denunciare la reticenza e l’avidità dei banchieri,che con il ricorso all’uso disinvolto dei derivati,mettono a repentaglio la stabilità dei mercati da ricshi sistemici,prontamente addossati alla collettività.

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Giustizia, scontro magistrati-Alfano

L’Anm: cause cancellate al 50%. Il ministro: un abbaglio
Oggi i dati del Csm mentre parte l’esame del ddl al Senato. Berselli anticipa modifiche

ROMA - Solo l’1%, come dice Alfano, o tra il 20 e il 50%, a seconda delle città, come dice l’Anm? Sugli effetti del processo breve è guerra di statistiche tra il Guardasigilli e il sindacato delle toghe. Con il centrodestra che si schiera a fianco del ministro della Giustizia e consiglia all’Anm di “studiare le tabelline” (Gasparri). Uno scontro che attraversa la giornata.
Proprio nel giorno in cui il centrodestra compatto attacca l’ex presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi per le sue parole a Repubblica. Nette: “Basta con le leggi ad personam”, “se una legge non va non si firma”. Fabrizio Cicchitto: “Ciampi non è mai stato al di sopra delle parti, ma orientato contro di noi”. Alfano si barcamena: “Il processo breve mette al centro il cittadino”. Lo difendono la pd Donatella Ferranti (”Da lui schiettezza, coraggio di giudizio, senso delle istituzioni”) e il leader dell’Idv Antonio Di Pietro (”Ascoltiamolo, è un presidente noto per la sua terzietà”). Emma Bonino chiosa: “È una presa di posizione su cui riflettere”. Ma Emanuele Macaluso lo punzecchia: “È un grande servitore dello Stato, ma ricordo che firmò il lodo Schifani”.

Mentre corre il botta-risposta sull’ex presidente si snoda lo scontro tra Alfano e l’Anm. La sequenza è questa. Comincia il Guardasigilli che contesta il procuratore aggiunto di Milano Armando Spataro che, in tv, ha fatto le pulci al suo dato: “Lui e l’Anm continuano a giocare sul mio 1%, senza fornire un’alternativa. Non hanno dati per contraddirmi nel merito”. E visto che c’è polemizza con Spataro pure sulla “logica aziendale” che, per il pm, caratterizza le leggi di Alfano. Il ministro: “Sono d’accordo con lui, anzi lo rivendico”.
Passano sei ore. L’Anm replica al Guardasigilli. Una lunga nota. Che fornisce dati sulla base “di un campione particolarmente significativo e rappresentativo perché provengono dai tribunali delle grandi città italiane”. Numeri allarmanti: a Roma, Bologna e Torino “sarebbe prescritto oltre il 50% dei procedimenti in fase di udienza preliminare e in primo grado”, a Firenze, Napoli e Palermo “siamo tra il 20 e il 30%”. Spiegano Luca Palamara e Giuseppe Cascini: “Non è possibile immaginare che giudici e pm, ma anche la polizia giudiziaria, continui a svolgere serenamente il proprio lavoro sapendo che la metà sfumerà entro il primo grado di giudizio”.
Mezz’ora e Alfano controbatte: “Stiamo scherzando? L’Anm non giochi con le parole ma neanche coi numeri. Stanno prendendo un clamoroso abbaglio, perché se i processi pendenti oggi sono 3 milioni e 300mila, il 50% fa oltre un milione e 600mila”. Oggi sapremo chi ha ragione. Perché la commissione per le riforme del Csm, presieduta da Ezia Maccaora, alle 16 ascolta i capi delle più importanti città che portano i dati reali. Gli stessi utilizzati dall’Anm. Alla fine una conferenza stampa diffonderà i risultati. Sandro Bondi già polemizza (”Napolitano l’ha autorizzata?”). Intanto il processo breve comincia la corsa al Senato dove, in commissione Giustizia, il relatore Giuseppe Valentino (ex An) farà la relazione. E il presidente Filippo Berselli già pensa agli emendamenti e ne anticipa due: dalla lista dei delitti esclusi dal processo breve togliere il reato di clandestinità, che è punito solo con un’ammenda. E sostituire recidivi con “delinquenti abituali” per attenuare gli effetti del processo breve solo per gli incensurati.
Fonte Repubblica.it

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