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Archivio di settembre, 2009
Le principali banche italiane,che nei momenti peggiori della crisi economica e finanziaria innescata dallo smodato utilizzo dei derivati e dalla corsa delle banche a piazzarli nei portafogli degli investitori,con top manager motivati a produrre budget miliardari a suon di bonus da milioni di dollari, euro o di sterline, dopo aver invocato una ciambella di salvataggio dal Governo,raccolta subito con lo stanziamento di 12 miliardi di Tremonti bond (trebond) ed aver ricevuto fiumi di liquidità dalla BCE per battere la sfiducia,oggi rinunciano ai Trebond per inondare di nuovo i mercati di prestiti obbligazionari bancari e derivati di credito.
La sfiducia dei mercati e dei risparmiatori soprattutto verso le banche italiane non dipende solo dalle delibere di un Governo e di un ministro dell’economia,passato repentinamente dalla Robin Tax ai Tremonti bond,ma anche da alcuni dati di mercato e da talune disinvolte cartolarizzazioni sapientemente occultati nei bilanci delle banche, pari a 70 miliardi di euro. A tanto ammonta infatti l’emissione di bond salsiccia, i cosiddetti malefici Cdo,titoli cartolarizzati e collateralizzati da parte delle banche italiane,in primis Unicredit, che il 14 novembre 2008 ha confezionato una cartolarizzazione di mutui residenziali per 23,789 miliardi di euro, emesso dal veicolo Cordusio RMBS srl che nessuno ha voluto,quindi utilizzabili soltanto come collaterale nelle operazioni di rifinanziamento della BCE,cioè a garanzia dei prestiti concessi dalla Banca Centrale.
Solo nell’ultimo trimestre del 2008,Intesa San Paolo e Unicredit, hanno trasformato in titoli pacchetti di mutui residenziali per un valore complessivo di 43 miliardi di euro, portando così le cartolarizzazioni immobiliari nell’anno scorso (2008) a superare i 70 miliardi di euro, quasi il doppio dei mutui cartolarizzati nel triennio precedente (2005-2007) che erano pari ad un ammontare di 36,5 miliardi di euro.
Ad anno dal crack di Lehman Brothers, i banchieri aiutati dai governi a risolvere una crisi terribile addossata sui bilanci pubblici gonfiati che dovranno essere pagati dai contribuenti, banchieri irresponsabili che lesinano il credito alle famiglie ed alle imprese e richiedono ai terremotati abruzzesi gli arretrati sulle macerie invece di allungare la vita residua dei mutui, non hanno ancora capito la lezione ma fanno ricorso al leverage, quindi all’indebiatemnto per tenere in piedi il sistema.
Nelle ultime settimane si sono rincorse notizie di giri eccellenti di poltrone proprio tra i responsabili dei desk di vendita di derivati su reddito fisso di grandi banche internazionali, uomini che lavorano fianco a fianco con chi struttura i derivati che vanno dai più semplici swap su tassi di interesse agli strumenti di protezione del rischio di credito (credit default swap), dalle cartolarizzazioni classiche a quelle di secondo e terzo grado, cioè securitisation di titoli a loro volta già oggetto di cartolarizzazione insalsicciati per far perdere la provenienza.
Ancora una volta Adusbef e Federconsumatori mettono in guardia i risparmiatori di stare alla larga da prodotti pericolosi che se portano introiti alle casse delle banche e moltiplicano bonus e prebende dei banchieri,nuocciono gravemente al sudato risparmio dei cittadini.
Le sentenze sull’anatocismo a difesa dei vessati e tartassati utenti puniscono l’”arroganza” delle banche: l’ultima del Tribunale di Lanciano,pubblicata l’11 settembre u.s. ha condannato una banca a rimborsare 1.339.000 di euro a favore di un imprenditore abruzzese. Per arginare il fiume in piena di sentenze, le banche – che fanno finta oggi con il presidente dell’Abi Faissola di non aver avuto aiuti- hanno chiesto ed ottenuto dal Governo, il rinvio della class action,che avrebbe offerto la possibilità collettiva di agire a milioni di imprenditori taglieggiati,per il recupero dell’illecita prassi bancaria, sanzionata da Cassazione e Corte Costituzionale.
Dopo le sentenze a sezioni Unite di Cassazione che hanno cassato definitivamente la pratica illecita dell’anatocismo, ovverosia la ricapitalizzazione trimestrale degli interessi, praticata in passato dagli istituti di credito, nonostante fosse vietata dall’art.1283, norma imperativa del codice civile,le banche che avevano una probabilità su cento di vincere in Tribunale, oggi non hanno più alcuna speranza di vincere,per questo continuano a soccombere.
L’ultima sentenza fa recuperare ad un associato ADUSBEF, con il patrocinio dell’Avv. Antonio Tanza, euro 1.339.310,00,dopo l’impugnativa di un conto corrente in rosso. Il giudice monocratico del Tribunale di Lanciano (CH) dott.ssa Francesca DEL VILLANO ACETO, (Sentenza n. 296/09) ha condannato la Banca Popolare di Lanciano e Sulmona (Gruppo BPER) al pagamento della somma di euro 1.339.310,00 per indebite competenze (interessi ultralegali indeterminati, commissioni di massimo scoperto trimestrali, valute fittizie, spese forfettarie e capitalizzazione composta).
Molte aziende hanno nei propri archivi vere e proprie fortune e non lo sanno: l’invito di ADUSBEF è quello di rispolverare i vecchi rapporti, chiusi da meno di 10 anni od in corso, chiedendo alla propria “cara” banca la restituzione del maltolto. La sentenza riguarda tutti i correntisti “in rosso” che hanno pagato interessi alla banca dall’entrata in vigore dell’art. 1283 c.c. (21 aprile 1942) sino ad oggi. Per i soli contratti di conto corrente aperti, per la prima volta, dopo il 22 aprile 2000 (data dell’entrata in vigore della delibera CICR, del 9 febbraio 2000, prevista dall’art. 252 del D. Lgs. n. 342 del 1999) non è possibile recuperare l’anatocismo (legittimato da quest’ultimo provvedimento legislativo).
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